
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato i ricorsi di V.N. e S.H., condannati e poi assolti, che hanno richiesto compensazione per ingiusta condanna. Ha concluso che il rifiuto di tale richiesta non compromette la presunzione di innocenza, non suggerendo giudizi impliciti di colpevolezza e riscontrando compatibilità con la legislazione britannica.