- Numero di ricorso: 298/15
- Sezione: Quarta Sezione
- Data della sentenza: 20/05/2025
- Stato Convenuto: Paesi Bassi
- Oggetto: Diritto alla vita – Morte del figlio dei ricorrenti a seguito di colpo di pistola sparato da un agente di polizia durante una colluttazione
- Link HUDOC: https://hudoc.echr.coe.int/?i=001-242684
Fatti
I ricorrenti, T. e J. Koomen, sono i genitori di Michael Koomen, deceduto il 14 maggio 2011 ad Amsterdam a seguito di un colpo d’arma da fuoco sparato da un agente di polizia, B., durante una colluttazione con un gruppo di giovani, tra cui due fratelli del defunto. Michael Koomen, non coinvolto nella violenza, tentava di calmare la situazione quando venne colpito mortalmente al collo. I ricorrenti lamentano che l’uso della forza non fosse assolutamente necessario e che l’inchiesta successiva non fosse stata indipendente né efficace.
Motivazioni
La Corte ha valutato il caso alla luce dell’articolo 2 della Convenzione, che tutela il diritto alla vita. Per quanto concerne l’aspetto sostanziale, ha rilevato che l’agente B. ha agito in una situazione altamente caotica e minacciosa: era da solo, aggredito fisicamente, e si trovava a terra nel proprio veicolo con due sospetti sopra di lui, uno dei quali lo teneva per il collo. L’agente ha scelto di non usare spray urticante o il cane poliziotto per non aggravare la situazione, decidendo invece di sparare un colpo che, secondo le prove disponibili, era diretto verso l’alto come colpo di avvertimento. Il colpo ha invece colpito Michael Koomen, che si trovava in posizione retrostante rispetto all’agente. La Corte ha ritenuto che, sebbene l’esito sia stato tragico, l’uso della forza letale fosse in quel contesto assolutamente necessario e proporzionato per difendere la propria vita. Quanto all’aspetto procedurale dell’articolo 2, la Corte ha ritenuto che l’inchiesta fosse stata effettiva e indipendente, condotta in prevalenza dalla National Criminal Investigation Department e supervisionata da un pubblico ministero senza legami personali con l’agente coinvolto. Sono stati effettuati interrogatori, analisi forensi, esame dei filmati e una ricostruzione della scena. La Corte ha considerato che le autorità abbiano adottato misure adeguate per garantire un’indagine conforme agli standard convenzionali.
Conclusioni
La Corte ha concluso, all’unanimità, che non vi è stata violazione dell’articolo 2 della Convenzione, ritenendo sia l’uso della forza sia l’inchiesta successiva compatibili con gli obblighi positivi e negativi derivanti dalla norma.


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