Informazioni sulla sentenza
- Numero di ricorso: 20592/21
- Data della sentenza: 07/11/2024
- Stato Convenuto: Georgia
- Oggetto: Discriminazione, libertà di espressione, libertà di associazione, giustizia
Fatti
La ricorrente, M.B., ex giudice di Tbilisi, ha ricoperto incarichi significativi nella magistratura georgiana fino al 2015, quando il suo mandato decennale è giunto al termine senza possibilità di rinnovo automatico. In qualità di Presidente e fondatrice di un’organizzazione indipendente di giudici, la ‘Unity of Judges of Georgia’, M.B. ha pubblicamente espresso critiche nei confronti del Consiglio Superiore della Giustizia (HCJ) in merito alla gestione e alla trasparenza dei concorsi giudiziari. Successivamente, la ricorrente ha partecipato a due concorsi per la nomina a giudice presso la Corte d’Appello di Tbilisi, ma le sue candidature sono state respinte senza motivazione specifica. Durante le interviste, i membri dell’HCJ hanno rivolto alla ricorrente domande dirette sulle attività e sulle opinioni del suo gruppo, ponendo un particolare accento su post critici nei confronti dell’HCJ pubblicati sui social media. Secondo la ricorrente, tali domande non erano pertinenti alla valutazione delle sue qualifiche professionali, ma riflettevano un pregiudizio basato sulle sue opinioni e sull’associazione con l’ONG critica del sistema giudiziario. M.B. ha quindi intentato un’azione legale, sostenendo che la sua esclusione dal concorso fosse stata motivata dalla sua appartenenza a una comunità giudiziaria critica e dalle sue opinioni. Le richieste della ricorrente di acquisire le registrazioni dei colloqui di altri candidati e dei loro fascicoli sono state respinte dai tribunali interni, che hanno rigettato il ricorso basandosi su una presunta mancanza di prove concrete di discriminazione.
Motivazioni
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato le accuse della ricorrente in base agli articoli 10 (libertà di espressione) e 11 (libertà di associazione) in combinato con l’articolo 14 (divieto di discriminazione). La Corte ha considerato che la ricorrente avesse presentato una denuncia fondata di discriminazione, essendo stata esclusa dal concorso non per mancanza di competenza, ma per le sue critiche al sistema giudiziario georgiano e per la sua attività in una ONG che metteva in discussione le politiche dell’HCJ. La Corte ha rilevato che, nel corso dei colloqui per i concorsi, l’HCJ aveva posto alla ricorrente domande che andavano oltre una valutazione neutrale delle sue competenze e mostravano invece un atteggiamento pregiudizievole nei confronti delle sue opinioni e del suo ruolo nell’associazione. Nonostante la legge nazionale richiedesse che le accuse di discriminazione fossero supportate da prove oggettive e che il carico della prova spettasse inizialmente alla ricorrente, la Corte ha ritenuto che i tribunali nazionali avrebbero dovuto invertire l’onere della prova, chiedendo all’HCJ di dimostrare che la mancata nomina della ricorrente non fosse motivata da pregiudizi. La Corte ha criticato l’assenza di trasparenza e di motivazioni nel processo di nomina giudiziaria, ritenendo che il mancato accesso della ricorrente alle prove sui colloqui di altri candidati e la segretezza del voto dell’HCJ fossero elementi problematici che contribuivano a consolidare un sistema potenzialmente arbitrario e non imparziale. Inoltre, la Corte ha osservato che la carenza di motivazioni ufficiali per le decisioni dell’HCJ rendeva difficile un effettivo controllo giurisdizionale, ostacolando la possibilità per i candidati respinti di ottenere giustizia.
Conclusioni
La Corte ha concluso che M.B. è stata vittima di discriminazione in violazione dell’articolo 14 della Convenzione, in combinato disposto con gli articoli 10 e 11. La Corte ha stabilito che il trattamento riservato alla ricorrente dall’HCJ era indebitamente influenzato dalla sua appartenenza a un’organizzazione critica e dalle opinioni pubbliche espresse su temi di rilevanza per l’amministrazione della giustizia. La decisione della Corte ha sottolineato la necessità di garantire un sistema di nomina trasparente e imparziale per i giudici e ha ribadito che le procedure devono includere meccanismi di garanzia che evitino trattamenti discriminatori basati su opinioni politiche o affiliazioni a organizzazioni di giudici. La Corte ha ordinato alla Georgia di intraprendere misure per garantire trasparenza e giustizia nelle procedure di nomina e di offrire alla ricorrente un indennizzo equo.


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