[CEDU] – BOGDAN SHEVCHUK c. UCRAINA – n. 55737/16

  • Numero di ricorso: 55737/16
  • Sezione: Quinta Sezione
  • Data della sentenza: 24/04/2025
  • Stato Convenuto: Ucraina
  • Oggetto: Violazione del diritto di ricorso individuale e detenzione illegale disposta da giudice privo di competenza
  • Link HUDOC: https://hudoc.echr.coe.int/?i=001-242786

Fatti

B.S., cittadino ucraino, è stato arrestato nel 2016 con l’accusa di abuso d’ufficio. Dopo il trasferimento della sua causa a un altro tribunale, il giudice F. del tribunale originario ha continuato a disporre misure detentive, senza giurisdizione. Nel 2023, mentre era oggetto di un nuovo procedimento penale, lo stesso giudice F. è intervenuto nuovamente, e dopo l’avvio della procedura a Strasburgo, B.S. ha chiesto di ritirare il ricorso, ma il suo avvocato ha denunciato che tale richiesta era frutto di pressioni indebite da parte del giudice e della procura locale.

Motivazioni

La Corte ha riconosciuto che la detenzione del ricorrente dal 22 agosto al 18 ottobre 2016 era stata disposta da un giudice privo di giurisdizione, in violazione dell’articolo 5 § 1. Tale atto ha rappresentato un’irregolarità grave e manifesta, non sanabile nei procedimenti nazionali. Quanto all’articolo 34, la Corte ha rilevato elementi sufficienti per concludere che il ricorrente ha subito indebite pressioni affinché ritirasse il ricorso, in quanto detenuto nuovamente nel 2023 da parte dello stesso giudice F., già coinvolto nel primo procedimento, nonostante l’evidente conflitto di interessi. Il timore espresso dal ricorrente in una comunicazione privata al proprio legale – che l’azione a Strasburgo potesse causargli ritorsioni nella causa interna – è stato ritenuto attendibile. La Corte ha stabilito che il comportamento delle autorità ucraine ha generato un effetto dissuasivo sull’esercizio del diritto di ricorso individuale e ha leso l’articolo 34. La Corte non ha ritenuto necessario esaminare separatamente la violazione dell’articolo 5 § 4.

Conclusioni

La Corte ha dichiarato ricevibile il ricorso, rigettando la richiesta di cancellazione dell’istanza avanzata dal ricorrente. Ha accertato la violazione dell’articolo 5 § 1 per detenzione illegale e dell’articolo 34 per indebita interferenza nel diritto di ricorso. Ha condannato l’Ucraina a versare al ricorrente 10.000 euro per danno morale.

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