- Numero di ricorso: 46949/21, 24989/22, 39759/22
- Sezione: Quinta Sezione
- Data della sentenza: 24/04/2025
- Stato Convenuto: Francia
- Oggetto: Obblighi positivi – mancata repressione degli atti sessuali non consensuali su minori – vittimizzazione secondaria – stereotipi sessisti
- Link HUDOC: https://hudoc.echr.coe.int/?i=001-242789
Fatti
Le ricorrenti, L., H.B. e M.L., sono cittadine francesi che hanno denunciato atti sessuali subiti da minorenni senza consenso, in contesti di particolare vulnerabilità psicologica e sociale. I casi presentano elementi comuni, tra cui la mancata tempestività ed efficacia delle indagini da parte delle autorità giudiziarie francesi e l’adozione di stereotipi sessisti nelle decisioni. In particolare, L., all’epoca dei fatti quattordicenne, ha subito numerosi rapporti sessuali da parte di vigili del fuoco adulti, spesso in condizioni di forte fragilità psicologica, sotto trattamento farmacologico, e dopo ripetute ospedalizzazioni. Le altre due ricorrenti denunciano dinamiche simili.
Motivazioni
La Corte ha esaminato congiuntamente i tre ricorsi, rilevando violazioni sostanziali e procedurali degli articoli 3 e 8 della Convenzione, oltre che dell’articolo 14 in combinato disposto. Ha constatato che le autorità francesi non hanno garantito un quadro giuridico e giudiziario efficace per proteggere minori da abusi sessuali non consensuali, in particolare per l’assenza nel diritto penale interno della nozione esplicita di ‘consenso’. Le giurisdizioni interne si sono limitate a valutare il consenso in base a comportamenti esterni, senza considerare le condizioni psicologiche e sociali delle ricorrenti. Nella causa L., la Corte ha evidenziato come le autorità abbiano ignorato le manifestazioni della vulnerabilità della minore, i trattamenti farmacologici assunti e l’evidente stato di soggezione nei confronti degli aggressori. Ha inoltre criticato l’adozione di argomentazioni contenenti stereotipi di genere da parte della camera di istruzione, che ha ritenuto che l’atteggiamento provocatorio della vittima e la sua presunta esperienza sessuale potessero giustificare l’assenza di violenza. La Corte ha evidenziato che ciò ha determinato una forma di vittimizzazione secondaria e un trattamento discriminatorio. Per H.B., anch’essa quattordicenne, la Corte ha ritenuto che l’assenza di indagini adeguate su uno stupro in stato di ebbrezza costituisse una grave negligenza. La Corte ha concluso che le autorità francesi non hanno rispettato le loro obbligazioni positive, venendo meno alla protezione dei diritti delle minori coinvolte. Ha inoltre richiamato la Convenzione di Istanbul e precedenti pertinenti sulla vulnerabilità delle vittime minorenni (M.C. c. Bulgaria, S.V. c. Italia).
Conclusioni
La Corte ha accertato la violazione degli articoli 3 e 8 (sul piano sostanziale e procedurale) e dell’articolo 14 in combinato disposto nella causa L., condannando la Francia per non aver garantito un sistema penale idoneo a proteggere i minori da abusi sessuali non consensuali e per non aver condotto indagini efficaci, celeri e rispettose della dignità delle vittime. Ha inoltre condannato la Francia per avere esposto una delle ricorrenti a una vittimizzazione secondaria attraverso argomentazioni giudiziarie discriminatorie e colpevolizzanti.


commenta, correggi, suggerisci