- Numero di ricorso: 63664/19, 24387/20, 24393/20, 24391/20, 64450/19
- Data della sentenza: 25/07/2024
- Stato Convenuto: Francia
- Oggetto: Prostituzione, criminalizzazione, vita privata, tratta
Fatti
Nel 2019, M.A. e altre persone (oltre duecento, di diverse nazionalità), hanno adito la Corte europea dei diritti dell’uomo lamentando che la normativa francese, introdotta con la legge n. 2016-444, la quale punisce i clienti delle prostitute, incida negativamente sulla loro attività di prostituzione liberamente esercitata. Sostengono che la criminalizzazione dei cosiddetti ‘clienti’ abbia determinato una grave precarietà economica, un incremento delle violenze e dei rischi sanitari, nonché una maggiore difficoltà nell’accesso ai servizi di sostegno. Per motivi di privacy, i ricorrenti sono designati soltanto con le iniziali e contestano che la legge, pur essendo stata adottata per contrastare lo sfruttamento e la tratta di esseri umani, finisca in concreto per ledere i diritti di chi opera in modo volontario e autonomo, violando il diritto al rispetto della vita privata e alla libertà sessuale. La Francia replica affermando che la normativa mira a ridurre la domanda di prostituzione, a proteggere le persone vittime di reti criminali e a offrire percorsi di reinserimento sociale, in coerenza con il modello abolizionista di lungo corso adottato dal Paese.
Motivazioni
La Corte rileva in primo luogo che la criminalizzazione delle condotte di “acquisto” di atti sessuali costituisce un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti, poiché incide sull’autonomia personale e sulle modalità di esercizio della sfera sessuale. Tuttavia, la Corte riconosce che tale misura si fonda su finalità legittime: la difesa dell’ordine pubblico, la tutela delle persone vulnerabili dallo sfruttamento e la prevenzione della tratta di esseri umani. Le autorità francesi hanno dimostrato di aver introdotto un quadro legislativo complessivo, volto a offrire sostegno economico, sanitario e legale alle persone che intendano uscire dalla prostituzione, attraverso programmi mirati e specifiche forme di protezione. Pur essendo emerse posizioni critiche – secondo cui la criminalizzazione dei ‘clienti’ spingerebbe i lavoratori e le lavoratrici del sesso nella clandestinità, accrescendo i pericoli per la sicurezza e riducendo l’accesso alle cure – la Corte ha tenuto conto degli obiettivi di contrasto al fenomeno globale della tratta e del grave sfruttamento che spesso si annida dietro la prostituzione. Inoltre, viene evidenziato che non esiste un consenso europeo o internazionale univoco sul modo migliore di affrontare la prostituzione: vari Stati si muovono tra la depenalizzazione, la regolamentazione e la criminalizzazione dell’acquisto di servizi sessuali. La Corte, valutati i dati e i vari interessi in gioco, conclude che l’adozione di una norma generale di contrasto della domanda rientra nella ‘ampia discrezionalità’ di cui gli Stati godono in materia. Le misure francesi non sono ritenute manifestamente sproporzionate rispetto allo scopo perseguito e non appaiono oltrepassare il margine di apprezzamento. Pertanto, l’ingerenza non viola in maniera sproporzionata il diritto al rispetto della vita privata, poiché accompagnata da garanzie e da politiche di assistenza, prevenzione e protezione delle persone prostituite, che le autorità nazionali hanno l’obbligo di monitorare e sviluppare con costanza per tutelare i diritti fondamentali coinvolti.
Conclusioni
La Corte, pur riconoscendo che il provvedimento francese incide sull’esercizio dell’autonomia personale, ha ritenuto che la misura fosse prevista dalla legge, rispondesse a un fine legittimo di lotta allo sfruttamento della prostituzione e alla tratta di esseri umani e non eccedesse la discrezionalità riconosciuta agli Stati nel regolamentare il fenomeno. Non ravvisa una violazione degli articoli convenzionali invocati. Viene sottolineata l’importanza di rafforzare costantemente i percorsi di sostegno e di valutare l’applicazione della legge, onde assicurare che le persone in situazione di prostituzione non subiscano discriminazioni o un pregiudizio sproporzionato.


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