
La Corte Europea ha stabilito che l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale da parte delle autorità russe ha violato i diritti alla privacy e alla libertà di espressione di un manifestante pacifico. La mancanza di norme specifiche ha contribuito a un’intrusione eccessiva e ingiustificata nella vita privata, scoraggiando la partecipazione alle manifestazioni.