Informazioni sulla sentenza
- Numero di ricorso: 18911/17 e altri
- Data della sentenza: 16/11/2023
- Stato Convenuto: Italia
- Oggetto: Art. 3 – Trattamento inumano e degradante – Art. 5 – Privazione arbitraria della libertà – Condizioni di arresto e trasferimento – Violenza durante tentativo di espulsione
Fatti
I ricorrenti, cittadini sudanesi, sono stati arrestati dalle autorità italiane durante un tentativo di rimpatrio forzato in Sudan. In agosto 2016, sono stati sottoposti a condizioni di trasferimento e detenzione ritenute degradanti, con un trattamento che includeva perquisizioni intrusive e insufficienti rifornimenti di cibo e acqua. Durante il trasferimento da Ventimiglia al centro di Taranto, essi sono stati tenuti sotto stretta sorveglianza della polizia e sottoposti a condizioni che hanno provocato stress psicologico e umiliazione. Inoltre, uno dei ricorrenti ha riferito di essere stato picchiato dalla polizia durante un tentativo di espulsione il 1 settembre 2016. La Corte ha riscontrato che le condizioni generali di detenzione e trasporto, inclusi i trasferimenti tra le strutture, erano inadeguate e non rispettavano gli standard di dignità umana. La detenzione è stata giudicata priva di base legale chiara e i ricorrenti non sono stati informati dei motivi della loro detenzione né messi in grado di contestarla.
Motivazioni
La Corte ha valutato se le condizioni di detenzione e trasferimento, incluse le perquisizioni e la mancanza di assistenza adeguata, rappresentassero una violazione dell’articolo 3 della Convenzione, che proibisce trattamenti inumani o degradanti. Ha ritenuto che il trattamento ricevuto dai ricorrenti fosse lesivo della dignità umana, rilevando un’atmosfera di minacce e un’inadeguata fornitura di cibo e acqua durante il viaggio estivo. Inoltre, la Corte ha riscontrato che il trasferimento e la detenzione senza chiari motivi legali e senza accesso a informazioni costituissero una violazione dell’articolo 5, che garantisce il diritto alla libertà e sicurezza personale. Nonostante la giustificazione delle autorità riguardante le condizioni critiche del momento, la Corte ha concluso che non sono state seguite procedure adeguate per assicurare la protezione dei diritti dei migranti.
Conclusioni
La Corte ha stabilito che vi è stata una violazione dell’articolo 3 per il trattamento degradante durante l’arresto e il trasferimento dei ricorrenti, nonché una violazione dell’articolo 5 §§ 1, 2 e 4 per la privazione arbitraria della libertà dei secondi, terzi e quarti ricorrenti. Ha ordinato all’Italia di versare risarcimenti per danno non patrimoniale di 8.000 euro per il primo ricorrente, 10.000 euro per il secondo, e 9.000 euro ciascuno per il terzo e il quarto ricorrente. Inoltre, ha stabilito il rimborso di 4.000 euro per le spese legali sostenute dai ricorrenti.


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