Informazioni sulla sentenza
- Numero di ricorso: 36463/11 e altri
- Data della sentenza: 02/05/2023
- Stato Convenuto: Russia
- Oggetto: Trattamento inumano e degradante – Gerarchia informale nelle carceri – Protezione dei detenuti – Rimedi effettivi
Fatti
Il caso riguarda un gruppo di detenuti russi che hanno subito trattamenti degradanti a causa della loro posizione nella gerarchia informale all’interno delle carceri russe. In base a tale gerarchia, i detenuti erano suddivisi in categorie, con una classe inferiore di ‘reietti’ sottoposti a segregazione, lavori degradanti e continui abusi da parte di altri detenuti e, in alcuni casi, tollerati dal personale carcerario. Gli appellanti, relegati nella categoria più bassa, venivano costretti a svolgere mansioni come la pulizia dei bagni e delle latrine, con accesso limitato alle cure mediche e in condizioni estremamente precarie. Le lamentele dei ricorrenti agli organi competenti non hanno portato ad alcun intervento efficace da parte delle autorità russe, che sembravano consapevoli ma tolleranti nei confronti di questa gerarchia parallela. Le richieste di trasferimento e protezione sono rimaste senza risposta o sono state gestite in modo tale da non risolvere la situazione di abuso sistematico.
Motivazioni
La Corte ha esaminato la questione sotto il profilo dell’articolo 3 della Convenzione, che vieta trattamenti inumani e degradanti, riconoscendo che le sofferenze subite dai ricorrenti derivavano da una struttura gerarchica non ufficiale ma radicata e accettata tacitamente nelle carceri russe. Le autorità russe non solo non hanno adottato misure per proteggere i detenuti vulnerabili, ma hanno anche contribuito a mantenere tale sistema, in quanto i funzionari delle carceri avrebbero chiesto ai nuovi detenuti di dichiarare la loro posizione nella gerarchia informale. Inoltre, il sistema carcerario, invece di contrastare, ha consolidato la segregazione e gli abusi verso i ‘reietti’, risultando in un trattamento che violava la dignità umana dei ricorrenti. La Corte ha considerato che la mancanza di un rimedio effettivo in Russia per porre fine agli abusi subiti dai detenuti reietti costituisse una violazione dell’articolo 13, in combinato disposto con l’articolo 3 della Convenzione.
Conclusioni
La Corte ha stabilito che le condizioni di detenzione e il trattamento riservato ai ricorrenti costituivano una violazione dell’articolo 3 della Convenzione, poiché la gerarchia informale e la posizione di ‘reietti’ comportavano una privazione della dignità umana. Inoltre, la mancanza di mezzi di tutela effettivi ha determinato una violazione dell’articolo 13. La Russia è stata condannata a risarcire i ricorrenti per i danni morali subiti e a implementare riforme volte a eliminare le gerarchie informali e proteggere i diritti umani dei detenuti.


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