Informazioni sulla sentenza
- Numero di ricorso: 41028/20
- Data della sentenza: 10/10/2024
- Stato Convenuto: Ucraina
- Oggetto: Art 5 – Detenzione preventiva – Art 6 – Presunzione di innocenza – Art 1 Protocollo 1 – Confisca parziale della cauzione – Art 18 – Restrizioni per scopi ulteriori non previsti
Fatti
Il ricorrente, Vadym Oleksandrovych Alperin, cittadino ucraino e israeliano, è un imprenditore nel settore dei trasporti marittimi internazionali. Nel 2017, le autorità ucraine hanno avviato un’indagine su un caso di contrabbando e corruzione che coinvolgeva ufficiali doganali, e il ricorrente è stato accusato di aver tentato di corrompere un investigatore per agevolare l’importazione di merci a dazi ridotti. La Corte distrettuale di Pecherskyi, nel novembre 2017, ha ordinato la sua detenzione con cauzione di 20.800.000 UAH, successivamente ridotta a 140.960 UAH dalla Corte d’appello di Kyiv, con specifiche restrizioni. Nel 2019, un secondo procedimento ha portato all’arresto del ricorrente, il quale, secondo le autorità, aveva violato le condizioni della cauzione non consegnando il passaporto israeliano. Nonostante l’obbligo di consegna di tutti i documenti di viaggio internazionali, Alperin ha dichiarato di aver perso tale passaporto, senza però fornire prove convincenti, portando alla confisca della metà della cauzione versata, per un ammontare di 1.165.000 EUR. Il ricorrente ha anche contestato l’arresto senza mandato e il giudizio dei tribunali nazionali in merito alla necessità e all’adeguatezza della cauzione imposta.
Motivazioni
La Corte ha esaminato più presunte violazioni: la detenzione preventiva (Art. 5) e la cauzione imposta sono risultate conformi alla Convenzione, in quanto giustificate da un rischio concreto di fuga e di ostacolo all’indagine. Le autorità ucraine hanno dimostrato che l’arresto era giustificato dall’urgenza di prevenire l’evasione del ricorrente, confermata dal mancato rispetto degli obblighi di presentazione e dall’uso del passaporto israeliano prima della sua cancellazione. Sul piano della presunzione di innocenza (Art. 6), la Corte ha respinto le obiezioni del ricorrente, rilevando che le dichiarazioni pubbliche del Presidente ucraino non hanno costituito una violazione diretta di tale diritto, nonostante avessero un carattere critico. La confisca parziale della cauzione (Art. 1 Protocollo No. 1) è stata giudicata proporzionata e giustificata, considerando il mancato adempimento di un obbligo specifico e la necessità di mantenere la fiducia nell’adempimento degli impegni legali. La Corte ha infine escluso che le azioni delle autorità ucraine avessero finalità ulteriori (Art. 18) non previste dalla Convenzione, non rilevando prove sufficienti che dimostrassero intenti populistici o persecutori nelle procedure attuate.
Conclusioni
La Corte ha stabilito che non vi è stata violazione della Convenzione per quanto concerne la confisca della cauzione, la detenzione e le procedure adottate dalle autorità. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le doglianze riguardanti l’arresto senza mandato e l’asserita violazione della presunzione di innocenza. Le procedure seguite dalle autorità ucraine sono risultate adeguate e proporzionate agli obblighi convenzionali, e il ricorrente non ha potuto dimostrare elementi sufficienti a contestare l’imparzialità e la legittimità delle decisioni prese nei suoi confronti.


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