[CEDU] ARNAR HELGI LÁRUSSON C. ISLANDA – n. 23077/19

  • Numero di ricorso: 23077/19
  • Data della sentenza: 31/05/2022
  • Stato Convenuto: Islanda
  • Oggetto: Discriminazione, accessibilità, vita privata, obblighi positivi

Fatti

Il ricorrente, Arnar Helgi Lárusson, cittadino islandese nato nel 1976 e residente a Reykjanesbær, è paralizzato dal torace in giù a seguito di un incidente avvenuto nel 2002 e utilizza una sedia a rotelle per la mobilità. Nel 2015, insieme a un’associazione per lesioni spinali, ha avviato un’azione legale contro il comune di Reykjanesbær e una società da esso controllata, contestando la mancanza di accesso in sedia a rotelle in due edifici pubblici di rilevante importanza culturale e sociale. Gli edifici, il Duushús (centro artistico e culturale) e l’88 Húsið (centro giovanile), presentavano barriere architettoniche significative, tra cui rampe non conformi, assenza di ascensori e mancanza di parcheggi accessibili. Il ricorrente ha sostenuto che tali carenze limitavano il suo diritto alla vita privata e alla partecipazione alla vita culturale e sociale, in violazione degli articoli 8 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. I tribunali nazionali hanno respinto il ricorso, ritenendo che le misure adottate dal comune per migliorare l’accessibilità fossero adeguate e compatibili con le priorità di bilancio, nonostante le carenze persistenti nei due edifici.

Motivazioni

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha analizzato il caso in riferimento agli obblighi positivi dello Stato derivanti dall’articolo 8, in combinato disposto con l’articolo 14 della Convenzione. La motivazione è stata strutturata considerando le tesi delle parti e gli argomenti utilizzati per giungere alla decisione.

### Tesi del ricorrente
Il ricorrente ha sostenuto che l’inaccessibilità dei due edifici pubblici violava il suo diritto alla vita privata e il divieto di discriminazione. Egli ha dichiarato che:
1. **Impatto sulla vita privata:** L’inaccessibilità lo aveva privato della possibilità di partecipare ad attività culturali e sociali cruciali nella sua comunità locale, ostacolando il suo sviluppo personale e il mantenimento di relazioni sociali.
2. **Discriminazione:** La mancata adozione di misure adeguate rappresentava un trattamento discriminatorio nei suoi confronti come persona con disabilità. Il ricorrente ha argomentato che il concetto di ‘ragionevole adattamento’ previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) richiedeva modifiche necessarie e appropriate senza imporre un onere sproporzionato sullo Stato.
3. **Inadeguatezza delle misure adottate:** Il ricorrente ha sostenuto che le ristrutturazioni effettuate nel Duushús tra il 2006 e il 2014 rappresentavano un’occasione mancata per rendere l’edificio accessibile, e che il comune non aveva adeguatamente giustificato la mancanza di interventi negli anni successivi.

### Tesi del governo
Il governo islandese ha risposto che:
1. **Sforzi progressivi:** Le autorità avevano adottato misure per migliorare l’accessibilità in modo graduale, coerentemente con le priorità stabilite e i vincoli di bilancio. Era stato elaborato un piano d’azione basato su un audit dei bisogni di accessibilità degli edifici pubblici.
2. **Discrezionalità locale:** La responsabilità per l’accessibilità era stata trasferita ai comuni, e il governo centrale non poteva imporre obblighi specifici su come allocare i fondi. Il comune aveva dato priorità alle scuole e alle strutture sportive, settori ritenuti più urgenti.
3. **Vincoli tecnici e storici:** Gli edifici in questione erano protetti come patrimonio culturale, e le modifiche avrebbero richiesto interventi complessi e costosi, giustificando la mancata realizzazione di lavori di adattamento.
4. **Opzioni alternative:** Il governo ha sostenuto che esistevano altre strutture culturali accessibili nella comunità, rendendo non indispensabili gli edifici contestati per il godimento del diritto alla vita privata del ricorrente.

### Argomenti della Corte
La Corte ha esaminato il caso considerando tre aspetti principali:
1. **Applicabilità degli articoli 8 e 14:** La Corte ha stabilito che l’inaccessibilità degli edifici pubblici può interferire con il diritto alla vita privata quando ostacola la partecipazione a eventi culturali e sociali. Tuttavia, ha anche sottolineato che lo Stato dispone di un ampio margine di discrezionalità nell’adempimento dei propri obblighi positivi.
2. **Bilanciamento degli interessi:** La Corte ha rilevato che il comune aveva adottato un piano per migliorare l’accessibilità e che aveva dato priorità ad altre strutture più frequentemente utilizzate dalla popolazione generale. Sebbene riconoscesse il valore degli edifici contestati per la vita culturale e sociale, ha concluso che l’assegnazione delle risorse era stata effettuata in modo ragionevole.
3. **Ragionevolezza delle misure:** La Corte ha valutato che gli interventi richiesti dal ricorrente non fossero irragionevoli, ma che l’onere economico e tecnico di adeguare gli edifici contestati poteva essere considerato sproporzionato nel contesto delle limitazioni di bilancio del comune. Inoltre, la Corte ha preso atto degli sforzi compiuti dal comune per rendere altri edifici accessibili.

### Conclusione della Corte
La Corte ha concluso che lo Stato islandese aveva adottato misure significative per migliorare l’accessibilità nel complesso e che imporre ulteriori obblighi in relazione agli edifici specifici avrebbe rappresentato un onere sproporzionato. Pertanto, non vi è stata violazione degli articoli 8 e 14 della Convenzione. Tuttavia, un giudice dissenziente ha criticato la decisione, ritenendo che il mancato adeguamento degli edifici durante le ristrutturazioni fosse ingiustificato e costituisse una violazione degli obblighi positivi dello Stato.

Conclusioni

La Corte ha deciso, a maggioranza, che non vi è stata violazione dell’articolo 14 in combinato disposto con l’articolo 8 della Convenzione. Ha ritenuto che le misure adottate dall’Islanda per migliorare l’accessibilità fossero sufficienti e che imporre ulteriori obblighi avrebbe rappresentato un onere sproporzionato. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di continuare a migliorare l’accessibilità per garantire una partecipazione equa delle persone con disabilità alla vita sociale e culturale.

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