Informazioni sulla sentenza

  • Numero di ricorso: 25650/22
  • Data della sentenza: 15/10/2024
  • Stato Convenuto: Danimarca
  • Oggetto: Violazione dei diritti procedurali – Mancata notifica entro i termini – Errori procedurali nel perseguimento di un reato di stupro

Fatti

La ricorrente, cittadina danese, ha denunciato un presunto stupro avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 giugno 2021, attribuito a un soggetto identificato come A. Il tribunale distrettuale aveva inizialmente disposto la custodia cautelare per A, ma successivamente le accuse furono ritirate a causa della presunta insufficienza di prove. In seguito, il pubblico ministero regionale ripristinò le accuse, ma a causa di tre gravi errori procedurali commessi dalla Procura, non venne notificata la riapertura del caso a A entro il limite di due mesi previsto dalla legge danese. La notifica, inviata tramite lettera raccomandata, venne respinta poiché A non era riconoscibile all’indirizzo indicato, essendo registrato con un c/o address. La Procura non verificò tale errore e non fece ulteriori tentativi di notifica, e il procedimento giudiziario dovette essere chiuso. Nel tentativo di ottenere giustizia, la ricorrente presentò domanda di risarcimento al Criminal Injuries Compensation Board, che però rigettò la richiesta, ritenendo che non vi fossero prove sufficienti per qualificare l’evento come reato. In seguito, la ricorrente tentò di ottenere un risarcimento anche per i danni morali causati dagli errori procedurali attraverso la procedura sommaria prevista dalla legislazione danese, ma il suo ricorso fu respinto poiché considerato non rientrante nei casi previsti. L’intera vicenda ha destato notevole interesse pubblico e politico, portando a un dibattito nazionale sul miglioramento dei processi notificatori in casi di reati gravi come quello denunciato dalla ricorrente.

Motivazioni

La Corte ha rilevato che gli errori commessi dalla Procura danese nella gestione del caso hanno privato la ricorrente del diritto a una prosecuzione effettiva dell’azione penale e del diritto a un riesame giudiziario in relazione all’accusa di stupro. La mancata osservanza del termine per la notifica delle accuse ha impedito di procedere contro il presunto colpevole. La Corte ha sottolineato che gli articoli 3 e 8 della Convenzione impongono agli Stati l’obbligo positivo di garantire un’effettiva risposta procedurale ai reati di violenza sessuale e di proteggere i diritti alla dignità e alla sicurezza delle vittime. L’inadempimento delle procedure di notifica, per via di una serie di errori amministrativi non corretti, ha compromesso questi diritti, rendendo impossibile una valutazione giudiziale dell’accusa. La Corte ha respinto la difesa dello Stato danese, secondo cui gli errori sarebbero stati isolati, affermando invece che la mancata diligenza nell’esaminare il caso e nella gestione delle notifiche rappresentava una grave carenza nei doveri procedurali dello Stato. La Corte ha concluso che tali difetti rappresentano una violazione delle disposizioni positive stabilite dagli articoli 3 e 8 della Convenzione.

Conclusioni

La Corte ha riscontrato la violazione degli articoli 3 e 8 della Convenzione a causa delle gravi carenze procedurali nella gestione del caso di stupro denunciato dalla ricorrente. Ha stabilito che lo Stato convenuto debba risarcire la ricorrente con la somma di 10.000 euro per i danni morali e ulteriori 10.000 euro per le spese processuali. È stato inoltre deciso che, in caso di mancato pagamento entro tre mesi, sugli importi sarà applicato un interesse semplice pari al tasso marginale della Banca Centrale Europea maggiorato di tre punti percentuali.

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