Informazioni sulla sentenza
- Numero di ricorso: 28749/18
- Data della sentenza: 11/07/2022
- Stato Convenuto: Turchia
- Oggetto: Detenzione arbitraria – Violazione della libertà – Articolo 5 – Stato di diritto – Riconoscimento internazionale
Fatti
Osman Kavala, uomo d’affari e difensore dei diritti umani, fu arrestato nell’ottobre 2017 con l’accusa di aver tentato di rovesciare il governo turco mediante atti violenti legati alle proteste di Gezi Park e, successivamente, il tentativo di colpo di stato del 2016. Nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del dicembre 2019, che aveva richiesto il suo immediato rilascio, Kavala è rimasto in detenzione preventiva per oltre quattro anni. Le accuse contro di lui si sono evolute nel tempo, con imputazioni di spionaggio militare e politico basate su prove contestate, come registrazioni telefoniche e presunti collegamenti con organizzazioni straniere. La detenzione prolungata ha sollevato gravi preoccupazioni internazionali, ed è stata interpretata come una misura volta a scoraggiare attivisti e critici del governo. Nonostante decisioni di rilascio su cauzione, Kavala è stato ripetutamente trattenuto per nuove accuse o modifiche dei capi d’imputazione, evidenziando un uso strumentale del sistema giudiziario.
Motivazioni
La Corte ha concluso che la detenzione di Kavala non era supportata da un sospetto ragionevole, violando così l’articolo 5 § 1 della Convenzione. Ha anche riscontrato una violazione dell’articolo 18 in combinato disposto con l’articolo 5, evidenziando che l’uso delle accuse contro Kavala aveva scopi ulteriori e politici, in particolare quello di ridurre al silenzio una figura attiva nella società civile. La Corte ha rilevato come le reiterate detenzioni preventive, giustificate da accuse sempre diverse ma basate sugli stessi fatti, fossero una strategia per eludere la sua precedente sentenza. Il protrarsi della detenzione, l’influenza di dichiarazioni pubbliche da parte di alte cariche dello Stato e la mancanza di giustificazioni concrete per nuove accuse indicano una violazione del principio dello stato di diritto e dell’indipendenza giudiziaria, secondo la Corte.
Conclusioni
La Corte ha stabilito una grave violazione dell’articolo 5 § 1 e dell’articolo 18 della Convenzione, evidenziando l’uso improprio della detenzione per finalità politiche e ordinando il rilascio immediato di Kavala, oltre alla necessità di riforme giudiziarie in Turchia per prevenire simili abusi. Ha inoltre invitato il Comitato dei Ministri a monitorare l’esecuzione della sentenza e ad attuare misure per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.


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