Informazioni sulla sentenza

  • Numero di ricorso: 35898/16
  • Data della sentenza: 08/09/2022
  • Stato Convenuto: Croazia
  • Oggetto: Protezione contro minacce di morte – Indagine efficace – Trattamenti degradanti – Protezione di vittime vulnerabili

Fatti

La ricorrente, vittima di abusi sessuali e violenza domestica da parte del padre, si trovava sotto minaccia di morte da parte dello stesso mentre scontava la pena detentiva. Il padre, durante un permesso carcerario, avrebbe comunicato a terzi l’intenzione di uccidere la figlia, incolpandola per la sua condanna. La ricorrente, profondamente traumatizzata dagli abusi subiti, ha denunciato la minaccia alle autorità, che però non hanno intrapreso misure efficaci per garantirle protezione e sicurezza. Dopo aver contattato ripetutamente la polizia, la ricorrente ha percepito una scarsa attenzione da parte delle autorità, aggravata dal suo stato di vulnerabilità e dal pregiudizio percepito verso la sua origine rom. La ricorrente ha sostenuto che il trattamento riservato dalle forze dell’ordine ha avuto effetti umilianti e ha amplificato la sua sofferenza.

Motivazioni

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha valutato la violazione dell’articolo 3 della Convenzione, che protegge dal trattamento inumano e degradante, rilevando la mancata applicazione da parte delle autorità di misure preventive efficaci per salvaguardare la sicurezza della ricorrente. La Corte ha sottolineato che le autorità hanno un obbligo positivo di proteggere individui vulnerabili da rischi conosciuti, specialmente in contesti di violenza domestica e di minacce. La polizia croata non ha adottato le procedure necessarie per investigare in modo tempestivo e indipendente sulle accuse della ricorrente, né ha dimostrato la sensibilità adeguata per trattare il suo caso. La Corte ha inoltre considerato il contesto di discriminazione verso le minoranze rom, che ha contribuito a un atteggiamento trascurato delle autorità nei confronti della ricorrente. La procedura interna di controllo della polizia è stata giudicata insufficiente per la mancanza di chiarezza e di supporto probatorio.

Conclusioni

La Corte ha riconosciuto una violazione dell’articolo 3 della Convenzione, riscontrando che le autorità croate non hanno garantito un’indagine efficace e una protezione adeguata alla ricorrente, che ha subito ulteriori sofferenze psicologiche a causa delle mancate misure preventive. La Corte ha raccomandato alla Croazia di adottare linee guida più rigorose e specifiche per la protezione delle vittime di violenza domestica e di garantire un approccio sensibile e privo di discriminazione etnica.

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