Informazioni sulla sentenza
- Numero di ricorso: 2134/23 e altri
- Data della sentenza: 06/06/2023
- Stato Convenuto: Russia
- Oggetto: Diritti di manifestazione e libertà di espressione – Detenzioni arbitrarie – Accesso alla giustizia – Abusi di polizia
Fatti
Il caso coinvolge diversi cittadini russi, tra cui Yelena Ivanovna Pivkina, che hanno subito detenzioni, perquisizioni e misure repressive per aver manifestato contro il governo russo e la guerra in Ucraina. I ricorrenti sono stati arrestati durante proteste pubbliche e portati in stazione di polizia, dove sono stati trattenuti per periodi prolungati, superando i limiti previsti dalla legge russa. Tra i casi specifici, Pivkina è stata condannata a sanzioni amministrative e a un periodo di detenzione immediatamente eseguito, senza possibilità di ricorso. Altri ricorrenti, come Mr. Korolev, hanno subito la detenzione preventiva per post sui social media contrari al conflitto in Ucraina, mentre Ms. Viktorova ha riportato lesioni durante un arresto violento da parte della polizia prima di una manifestazione. Le richieste di risarcimento e di procedimenti penali contro le autorità sono state respinte dai tribunali russi. Le azioni delle autorità russe sono state ritenute sproporzionate e non giustificate alla luce dei diritti alla libertà di espressione e alla partecipazione a manifestazioni pacifiche.
Motivazioni
La Corte ha esaminato il caso alla luce degli articoli 3, 5, 6, 10 e 11 della Convenzione, osservando che le misure adottate dalle autorità russe superavano i limiti di necessità e proporzionalità in una società democratica. La detenzione prolungata e le sanzioni applicate senza la possibilità di un ricorso effettivo hanno violato i diritti alla libertà personale e a un giusto processo dei ricorrenti. Inoltre, la Corte ha sottolineato l’importanza della libertà di espressione e di riunione, ritenendo che le azioni delle autorità russe abbiano avuto un effetto intimidatorio sui manifestanti, riducendo in modo ingiustificato l’accesso alle libertà civili. La decisione di perseguire penalmente i ricorrenti per l’espressione di opinioni contro il conflitto e le condizioni imposte durante le detenzioni (come l’uso di celle di isolamento e vetri di separazione) sono state considerate inumane e degradanti. La Corte ha quindi stabilito che la Russia aveva l’obbligo di rispettare i diritti fondamentali garantiti ai manifestanti e di fornire misure di riparazione adeguate.
Conclusioni
La Corte ha riscontrato una violazione degli articoli 3, 5 e 11 della Convenzione e ha ordinato alla Russia di risarcire i danni morali subiti dai ricorrenti e di modificare le proprie pratiche in materia di detenzione e di libertà di espressione per rispettare gli standard internazionali sui diritti umani.


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