Informazioni sulla sentenza
- Numero di ricorso: 45581/15
- Data della sentenza: 15/05/2023
- Stato Convenuto: Francia
- Oggetto: Libertà di espressione – Responsabilità per commenti di terzi sui social media – Incitamento all’odio – Moderazione dei contenuti
Fatti
Il caso coinvolge Julien Sanchez, politico francese e candidato alle elezioni parlamentari, il quale è stato condannato per non aver prontamente eliminato commenti di natura islamofobica pubblicati da terzi sulla sua pagina pubblica di Facebook, utilizzata per la campagna elettorale. I commenti, pubblicati da alcuni sostenitori in risposta a un suo post, contenevano linguaggio offensivo e incitante all’odio contro la comunità musulmana. Le autorità francesi hanno ritenuto che Sanchez, in qualità di amministratore del profilo e responsabile della moderazione, avesse l’obbligo di intervenire rapidamente per rimuovere i commenti, considerato anche il contesto elettorale, in cui il rischio di incitazione all’odio assume una rilevanza maggiore. Nonostante fosse stato informato dei contenuti offensivi, Sanchez non li ha rimossi immediatamente, ritenendo che rientrassero nell’ambito della libertà di espressione. Dopo le condanne subite nei tribunali francesi, Sanchez ha portato il caso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sostenendo che la sua condanna violava l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Motivazioni
La Corte ha valutato se la condanna di Sanchez per la mancata moderazione dei commenti pubblicati da terzi sul suo profilo Facebook fosse una misura necessaria e proporzionata in una società democratica. Sottolineando che i politici hanno una responsabilità accentuata nel prevenire e moderare contenuti dannosi sulle piattaforme da essi gestite, specie in periodi di elezioni, la Corte ha affermato che la scelta del ricorrente di non limitare l’accesso al profilo e di consentire la pubblicazione senza moderazione rappresentava una condotta consapevole di rischio. Ha osservato che la libertà di espressione, pur garantita, non include discorsi di incitamento all’odio, e ha riconosciuto la legittimità delle misure adottate dalla Francia per preservare l’ordine pubblico e proteggere i diritti delle minoranze. La Corte ha stabilito che la responsabilità dell’utente nella moderazione dei commenti sui social media deve essere proporzionata alla gravità e alla prevedibilità del danno che tali contenuti possono causare. In questo caso, la Corte ha giudicato proporzionata la condanna penale inflitta, considerando che Sanchez avrebbe potuto facilmente adottare misure di controllo per prevenire l’ulteriore diffusione di contenuti discriminatori.
Conclusioni
La Corte ha concluso che la condanna di Sanchez per la mancata rimozione dei commenti incriminati non violava l’articolo 10 della Convenzione. Ha ritenuto che, alla luce del contesto elettorale e della potenziale influenza dei social media nell’amplificazione di discorsi d’odio, le autorità francesi abbiano agito in conformità con i principi di necessità e proporzionalità per prevenire incitamenti all’odio.


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