Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

La Corte europea dei diritti umani ha affrontato la questione della giurisdizione degli Stati in relazione agli effetti negativi del cambiamento climatico, distinguendo tra giurisdizione territoriale e extraterritoriale. La Corte ha riconosciuto che lo Stato di residenza dei ricorrenti ha giurisdizione territoriale e deve rispondere di eventuali violazioni dei diritti della Convenzione.

La Corte ha riscontrato violazioni dei diritti dei ricorrenti, evidenziando gravi carenze nel sistema di accoglienza italiano e nelle procedure di accertamento dell’età.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna la Croazia per la mancata tutela di una vittima di violenza domestica minacciata di morte, rilevando inadeguatezze procedurali e discriminazione.

Due cittadini di etnia uzbeka contestano l’estradizione dalla Russia al Kirghizistan, sostenendo che comporterebbe un rischio di tortura. La Corte ha stabilito che le garanzie diplomatiche sono adeguate e ha respinto il ricorso.

La Corte ha stabilito che l’estradizione verso gli Stati Uniti di un cittadino messicano accusato di traffico di droga non viola l’articolo 3, poiché sono presenti sufficienti garanzie di revisione della pena anche in caso di ergastolo.

La Corte Europea ha giudicato che le assicurazioni diplomatiche fornite dagli Stati Uniti garantiscano sufficiente protezione per la McCallum contro il rischio di una pena irreducibile, autorizzando l’estradizione.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto violazioni della Convenzione da parte di Georgia e Azerbaigian per la mancata protezione di un giornalista rapito e detenuto illegalmente, evidenziando carenze procedurali nelle indagini e nell’autorizzazione alla detenzione.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riscontrato una violazione degli articoli 3 e 8 nel caso di Daugaard Sorensen contro la Danimarca, evidenziando come gli errori procedurali abbiano impedito la prosecuzione delle accuse per stupro.

La Grande Camera della Corte europea ha stabilito che la Russia è responsabile per gravi violazioni dei diritti umani in Ucraina orientale e per il coinvolgimento nel downing del volo MH17, sottolineando la necessità di un intervento a tutela dei diritti umani nei territori occupati.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il trattamento degradante subito dai detenuti in base alla gerarchia informale nelle carceri russe costituisce una violazione dell’articolo 3 della Convenzione, con un mancato intervento effettivo da parte delle autorità.