1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza.
2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.

La Corte ha riconosciuto una violazione dei diritti della ricorrente per la mancanza di protezione da molestie sessuali sul lavoro e l’inadeguatezza dell’indagine condotta.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riscontrato una violazione degli articoli 3 e 8 nel caso di Daugaard Sorensen contro la Danimarca, evidenziando come gli errori procedurali abbiano impedito la prosecuzione delle accuse per stupro.

Biljana Kajganić, avvocata serba, lamenta la violazione del diritto alla privacy e a un processo di durata ragionevole, in relazione a un articolo diffamatorio pubblicato nel contesto di un caso di alto profilo. La Corte Europea si esprime sulla bilanciatura tra il diritto alla reputazione e la libertà di espressione.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il rifiuto di riconoscere un’identità di genere ‘neutra’ per una persona intersex non viola il diritto alla vita privata, ritenendo proporzionata la normativa francese basata sulla binarietà di genere.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha riscontrato una violazione dei diritti alla privacy e alla libertà di espressione di Svetova e dei suoi familiari, derivante da una perquisizione e sequestro ingiustificati dei loro beni, incluse attrezzature giornalistiche, senza un effettivo controllo giudiziario.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il rifiuto di registrare un uomo transessuale come ‘padre’ del figlio nato dopo il riconoscimento del suo genere maschile non violava l’articolo 8 della Convenzione, in quanto proporzionato a garantire il diritto del minore alla stabilità giuridica e alla conoscenza delle proprie origini.

La Corte Europea ha stabilito che l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale da parte delle autorità russe ha violato i diritti alla privacy e alla libertà di espressione di un manifestante pacifico. La mancanza di norme specifiche ha contribuito a un’intrusione eccessiva e ingiustificata nella vita privata, scoraggiando la partecipazione alle manifestazioni.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che la mancanza di un quadro legale in Russia per il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso costituisce una violazione del diritto alla vita privata e familiare sancito dall’articolo 8 della Convenzione.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha giudicato la compatibilità dei requisiti economici imposti dalla Svizzera per il ricongiungimento familiare dei rifugiati provvisoriamente ammessi, rilevando violazioni dell’articolo 8 della CEDU in tre dei quattro casi analizzati.

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul caso A.H. e altri contro Germania affronta il diritto di una donna transessuale a essere riconosciuta come madre del figlio biologico, esaminando gli obblighi di tutela della vita privata e familiare in relazione al genere sui documenti ufficiali.